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Adam Back è Satoshi Nakamoto? Il New York Times Svela il Più Grande Mistero del Crypto

Dopo 18 mesi di indagine, il giornalista John Carreyrou del New York Times punta il dito su Adam Back, crittografo britannico e inventore di Hashcash, come il vero creatore di Bitcoin. Back nega tutto. Ma le prove sono sorprendenti.

10 Aprile 2026
8 min di lettura
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Mirko Castignani

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Adam Back è Satoshi Nakamoto? Il New York Times Svela il Più Grande Mistero del Crypto

Adam Back è Satoshi Nakamoto? Il New York Times Svela il Più Grande Mistero del Crypto

L'8 aprile 2026, il New York Times ha pubblicato un'inchiesta destinata a far discutere per settimane: dopo diciassette anni di silenzio, il più grande mistero del mondo crypto potrebbe essere risolto. Il giornalista John Carreyrou — lo stesso che smascherò la truffa di Theranos e di Elizabeth Holmes — ha firmato un'indagine da 12.000 parole e 18 mesi di lavoro, puntando il dito su un nome preciso: Adam Back, crittografo britannico, 55 anni, CEO di Blockstream e inventore di Hashcash.

Back ha negato immediatamente. Ma le prove raccolte dal NYT sono tutt'altro che banali.

Chi è Adam Back: il Crittografo che Precede Bitcoin

Per capire perché il nome di Adam Back sia finito nel mirino del NYT, bisogna tornare indietro di quasi trent'anni. Siamo nei primi anni '90, quando internet era ancora un territorio di frontiera frequentato da ingegneri, accademici e libertari digitali. In questo contesto nasce il movimento Cypherpunk: un gruppo di crittografi e attivisti convinti che la crittografia fosse l'unico strumento capace di proteggere la privacy individuale dall'invadenza degli stati e delle corporazioni.

Adam Back era uno dei protagonisti di quel movimento. Dal 1992 in poi, scriveva regolarmente sulle mailing list cypherpunk di sistemi di pagamento elettronico, privacy digitale e moneta decentralizzata. Nel 1997 inventò Hashcash: un sistema di proof-of-work pensato originariamente per combattere lo spam nelle email, che funzionava richiedendo al mittente di risolvere un piccolo problema computazionale prima di inviare un messaggio.

Questo meccanismo — il proof-of-work — è esattamente il cuore pulsante del mining di Bitcoin. Non è una coincidenza: il whitepaper di Bitcoin, pubblicato da Satoshi Nakamoto nell'ottobre 2008, cita esplicitamente Adam Back e Hashcash come riferimento tecnico fondamentale. Back è l'unica persona citata nel whitepaper per un contributo tecnico diretto.

L'Inchiesta del NYT: Diciotto Mesi di Indagine

Carreyrou non è arrivato ad Adam Back per caso. Ha trascorso un anno e mezzo a setacciare archivi digitali, email di mailing list degli anni '90 e '00, forum di discussione, documenti accademici e registri di conferenze. Ha costruito un profilo dettagliato di chi avrebbe potuto essere Satoshi Nakamoto, partendo da una lista di otto candidati principali.

Al termine di questo processo, Back era l'unico che soddisfaceva tutti i criteri contemporaneamente.

Le Prove del NYT: Adam Back = Satoshi?

1. La Stilometria Computazionale

La prova più tecnica — e più difficile da confutare — è quella stilometrica. Carreyrou ha collaborato con un secondo giornalista del NYT, Dylan Freedman, per condurre un'analisi linguistica assistita dall'intelligenza artificiale su centinaia di email e post delle mailing list cypherpunk degli anni '90 e 2000.

Il risultato è stato netto: Back era l'unico tra tutti i candidati analizzati a condividere l'intero set di peculiarità linguistiche di Satoshi. Non una o due — tutte. Le stesse oscillazioni tra ortografia britannica e americana (optimize vs optimise, check vs cheque), la stessa tendenza a fondere parole composte (bugfix invece di bug fix), lo stesso uso sistematico del trattino in proof-of-work, la stessa confusione tra it's e its in contesti specifici.

Queste non sono caratteristiche comuni. Sono impronte digitali linguistiche che emergono solo dopo anni di scrittura tecnica in una lingua non completamente nativa — o, al contrario, di qualcuno che ha deliberatamente costruito una voce scritta alternativa.

2. La Presenza e l'Assenza Strategica

Uno degli elementi più suggestivi dell'inchiesta riguarda i tempi. Adam Back era onnipresente nelle discussioni cypherpunk sulla moneta elettronica fino al 2007-2008 — poi è sparito quasi completamente dalle mailing list nel periodo esatto in cui Satoshi stava sviluppando Bitcoin e costruendo la comunità iniziale.

Quando Satoshi ha smesso di comunicare, nel 2010-2011, Back è ricomparso sulla scena crypto con rinnovato vigore, come se avesse improvvisamente ritrovato il tempo e l'energia per occuparsi di Bitcoin. Nel 2014 ha co-fondato Blockstream, l'azienda che da allora ha finanziato alcuni degli sviluppatori più influenti del protocollo Bitcoin e ne ha guidato l'evoluzione tecnica.

Carreyrou interpreta questa sequenza come un pattern deliberato: Satoshi che si ritira lasciando spazio ad Adam Back, che riprende il suo ruolo pubblico nel progetto che ha creato — ma stavolta senza il peso dell'anonimato.

3. Le Email con Satoshi: Una Corrispondenza tra Sé e Sé?

Il punto più controverso dell'inchiesta riguarda una serie di email emerse nel corso di un procedimento legale nel Regno Unito nel 2024. In quella corrispondenza, Satoshi Nakamoto aveva condiviso con Adam Back una bozza preliminare del whitepaper di Bitcoin, chiedendogli di esaminarlo. Back aveva risposto suggerendo di includere un riferimento a b-money, un altro progetto di moneta elettronica dell'era cypherpunk.

Carreyrou avanza l'ipotesi che queste email siano state fabbricate da Back stesso per creare l'illusione di una corrispondenza tra due persone distinte — una sorta di alibi preventivo costruito anni prima che qualcuno iniziasse a indagare seriamente sulla sua identità.

È un'accusa grave, e lo stesso Carreyrou la presenta come ipotesi, non come certezza. Ma è coerente con il profilo di qualcuno che, avendo creato Bitcoin, avrebbe avuto tutto l'interesse a costruire una narrativa credibile della propria estraneità al progetto.

4. Il Momento della Confrontazione

Il climax dell'inchiesta è il faccia a faccia tra Carreyrou e Back in un hotel di El Salvador, durante una conferenza Bitcoin. Il giornalista ha presentato l'intero corpus di prove. Back ha negato tutto, definendo le coincidenze linguistiche come il risultato naturale di persone con background simili che scrivono degli stessi argomenti.

Ma è quello che è successo dopo l'intervista a convincere definitivamente Carreyrou. Riascoltando le registrazioni a New York, il giornalista ha individuato un momento preciso: aveva citato la famosa frase di Satoshi — "Sono più bravo con il codice che con le parole" — e Back aveva risposto: "Ho fatto molto parlare però per qualcuno... certo che ho chiacchierato molto su quelle liste."

Dicendo "ho fatto molto parlare" in prima persona, Back si stava inconsciamente riferendo alla frase di Satoshi come se fosse la propria. Carreyrou lo ha segnalato via email. Back ha risposto che era solo un modo di parlare. Ma il giornalista non è rimasto convinto.

La Smentita di Back: Ferma, ma Non Definitiva

Adam Back ha risposto all'inchiesta con una serie di dichiarazioni pubbliche su X (ex Twitter), nette e senza ambiguità:

"Non sono Satoshi, ma ero concentrato fin dal 1992 sulle implicazioni positive della crittografia, della privacy online e della moneta elettronica. Questo ha portato a Hashcash e ad altre idee."

Blockstream, la sua azienda, ha rilasciato un comunicato ufficiale: "Il dottor Adam Back ha sempre dichiarato di non essere Satoshi Nakamoto. Ciò che non è speculativo è il contributo fondamentale di Adam allo sviluppo di Bitcoin."

Back ha anche offerto una spiegazione tecnica alla sua identificazione stilometrica: avendo scritto per anni sulle stesse mailing list degli stessi argomenti, è naturale che il suo stile mostri sovrapposizioni con quello di Satoshi. Non è una prova di identità — è una conseguenza statistica di un corpus testuale simile.

Quanto al presunto lapsus nell'intervista, Back sostiene di stare semplicemente rispondendo in modo conversazionale alla citazione del giornalista, senza alcuna implicazione autobiografica.

Nick Szabo: L'Alternativa che il NYT Liquida Troppo in Fretta

Non tutti gli esperti sono convinti dall'inchiesta del NYT. La critica più articolata riguarda un altro candidato che Carreyrou avrebbe dovuto considerare con più attenzione: Nick Szabo, il poliedrico informatico e giurista americano che negli anni '90 aveva sviluppato Bit Gold, un sistema di moneta digitale decentralizzata straordinariamente simile a Bitcoin.

Szabo soddisfa tutti i criteri identificati dal NYT per Adam Back — background cypherpunk, interesse per la moneta elettronica, stile di scrittura tecnico, assenza nel periodo di sviluppo di Bitcoin — e in più ha un vantaggio: non richiede di spiegare come mai esistano email di corrispondenza tra lui e Satoshi, perché non ce ne sono.

Le iniziali di Nick Szabo sono, curiosamente, l'inverso di quelle di Satoshi Nakamoto: N.S. vs S.N. Una coincidenza? Probabilmente sì. Ma è il tipo di dettaglio che alimenta le teorie in un mistero che dura da diciassette anni.

Il Valore del Mistero: Perché Satoshi Non Si è Mai Rivelato

Al di là di chi sia davvero Satoshi Nakamoto, c'è una domanda più profonda che l'inchiesta del NYT solleva senza rispondere: perché Satoshi non si è mai rivelato?

Le ragioni sono facilmente immaginabili. Chi controlla il wallet originale di Satoshi possiede circa 1,1 milioni di Bitcoin — al prezzo attuale, oltre 73 miliardi di dollari. Rivelare la propria identità significherebbe diventare immediatamente il bersaglio di ogni autorità fiscale del pianeta, di ogni organizzazione criminale con la capacità di pianificare un sequestro, e di ogni governo che voglia esercitare pressione sul creatore della tecnologia che ha sfidato il monopolio statale sulla moneta.

L'anonimato non è una scelta estetica. È una necessità di sopravvivenza.

C'è anche una ragione ideologica. Bitcoin è stato progettato come un sistema senza autorità centrale, dove nessuna singola persona o istituzione possa esercitare controllo. Se Satoshi si rivelasse, diventerebbe automaticamente un'autorità morale sul progetto — esattamente il contrario di ciò che Bitcoin è stato costruito per essere.

La Prospettiva di Mirko Castignani

Seguendo questa vicenda da quando è emersa, la mia lettura è la seguente: l'inchiesta del NYT è seria, ben costruita e difficile da ignorare. Carreyrou è un giornalista di primissimo livello, e le prove stilometriche hanno un peso reale. Ma non è una pistola fumante.

Nel mondo della crittografia, l'unica prova definitiva dell'identità di Satoshi sarebbe la firma di un messaggio con la chiave privata del wallet originale. Tutto il resto — stile di scrittura, timing delle presenze online, coincidenze biografiche — rimane nell'ambito delle prove indiziarie.

Quello che è certo è che, chiunque sia Satoshi Nakamoto, ha creato qualcosa di straordinario: un sistema monetario decentralizzato che ha resistito a diciassette anni di attacchi, regolamentazioni, scandali e crisi di mercato, e che oggi vale più di 1.400 miliardi di dollari. Il mistero della sua identità è, in un certo senso, parte integrante del progetto.

Nota tecnica: Per chi volesse approfondire il meccanismo di proof-of-work che collega Hashcash a Bitcoin, il principio è semplice: trovare un hash con un certo numero di zeri iniziali richiede un lavoro computazionale proporzionale alla difficoltà richiesta, ma verificare la soluzione è istantaneo. È questo asimmetria — difficile da produrre, facile da verificare — che rende il sistema sicuro senza richiedere un'autorità centrale.

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